Agosto 2018, un caldo senza scampo nel piccolo paese del Nord Italia dove vivo ma è arrivata la partenza per le ferie insieme alla mia partner in crime Fefa e la nostra meta ci promette quei gradi in meno che da soli, per una come me, fanno la vacanza.

Il motivo principale della nostra partenza per Göteborg (Svezia) è la corsa al festival: nel progettare le ferie, qualche mese prima, io e la sopracitata meravigliosa donna che mi accompagna nelle mie follie, abbiamo spulciato tutti i festival musicali europei per cercarne uno che non ci facesse vendere un rene, che avesse ancora biglietti disponibili e che vedesse esibirsi la sua band preferita, gli Artic Monkeys;

Arriviamo così Al Way Out West cariche come molle oliate dal sudore torrenziale che ci portavamo dalla calda Italia!

Senza perderci in descrizioni a cui riserverò sicuramente un altro post su quanto ci sia piaciuta la colorata Göteborg, la gente meravigliosa che ci siamo karmicamente meritate sul nostro cammino e il festival in tutta la sua magnificenza, arriviamo al punto: l’evento si protrae per 3 giorni di concerti divisi tra i performer più famosi che si esibiscono fino ad intorno mezzanotte nei palchi centrali presso lo Slottsskogen Park e quegli artisti che attirano un po’ meno gente e si esibiscono dopo la mezzanotte in una banchina in mezzo all’acqua, chiamata Bananpiren, ed eccoci arrivati, dopo questo carosello di precisazioni dovute, a parlare del dolce ragazzaccio per cui è nato questo post!

Prima serata di festival, giovedì 9 agosto, io e la mia Wing Woman Fefa di cui vi fornisco una fotografia…Fefa occhiali Sve

… arriviamo alla mezzanotte  euforiche, sfinite, brillantinate fino alle mutande come l’occasione richiede e sfinite (l’ho già detto? beh è il caso di ribadirlo). La meravigliosa Fefa decide di trascinarmi letteralmente ai concerti notturni perchè “non possiamo mica perderci Yungblud”.. la assecondo più per la mancanza di forza di controbattere con un: “echiccazz’è?”  e ci lanciamo sulla navetta che ci porta in questo pontile magico dove accade di tutto (evito divagazioni e a tempo debito creerò un post parlandovi di tutti i nostri 7 giorni in Svezia).

Io ve lo assicuro.. mi sentivo più morta che viva e l’inerzia è stata la mia unica amica insieme all’iper eccitazione della nostra amica F.. ma è bastato che Dominic, in arte Yungblud, salisse su quel piccolo palco con davanti al massimo 200 persone per spazzare tutta la stanchezza che avevo addosso: come spiegarvi? La sua energia passa ad ondate sferzanti da sopra a sotto quel palco e non teme il giudizio, non cerca l’approvazione e così facendo la ottiene a suon dei rimbalzi ritmati del suo pubblico.

Uno show intenso, pieno e ricco: i suoi pezzi sono quelli di un’attivista del 21esimo secolo, uno che per avere 19 anni ha capito che difficoltà la sua generazione si trova ad affrontare senza diventare ridondante, un ottimista-realista e questo fa di lui un esemplare raro.

Un look sobrio fatto di maglioncino a strisce nere e rosa e pantaloni neri, Dom è un ragazzo pulito che il punk lo fa più con i concetti che con la sua immagine o la musica stessa: le sue influenze vanno dallo ska di I love you will you marry me, passano attraverso all’horror punk rock di Psychotic Kids(di cui consiglio vivamente la visione del video per carpire un pizzico della personalità di questo baldo giovine) per arrivare all’hip hop corale di Die For The Hype che rimane inevitabilmente in testa.

Sul palco salta come una cavalletta facendomi pensare ad un ragazzo iperattivo (“disturbo” che poi scoprirò essere una sua diagnosi, l’HDHD appunto) e ogni tanto caccia fuori dalla sua bocca, degna di Steven Tyler per le dimensioni, questa linguaccia in un gesto che anche se volesse sembrare offensivo, non ci riuscirebbe proprio.

DOM2

 

Se vi raccontassi tutto ciò che poi sono andata a spulciare su di lui da brava ossessiva questo post diventerebbe un libro ma vi toglierei il piacere principale, vi lascio quindi consigliandovi di guardare qualche intervista sia per i contenuti sia perchè vi verrà sistematicamente voglia di sorridere e di ascoltarvi i suoi brani anche nell’unplugged pubblicato su spotify, non ve ne pentirete.
Non dimenticatevi di farmi sapere cosa ne pensate e di consigliarmi qualcosa che pensiate possa piacermi visti i precedenti 😀

See you later foxes.

 

 

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